Mostra Guido Strazza (1979 Galleria Editalia)





Fausto Melotti e Francesco Vincitorio,
Studio Internazionale di Arte Grafica
(1983 / photo by E.Aricò / Roma)





















Francesco Vincitorio (1977)

La rivista


Il periodico NAC (acronimo di Notiziario Arte Contemporanea) nasce nell'ottobre del 1968 per volontà di Francesco Vincitorio che, funzionario di banca, dedica il suo tempo libero alla rivista di cui è redattore e direttore. Rivista autonoma da qualsiasi condizionamento economico, rifiuta ogni pubblicità perché “autonomia e pubblicità spesso non vanno d'accordo”. Il costo viene sostenuto dal direttore e tutti i collaboratori scrivono senza compenso nello spirito di accettazione disinteressata di un “servizio” a vantaggio del pubblico.

La prima serie è di produzione artigianale, realizzata completamente in casa da Francesco Vincitorio con il prezioso aiuto della moglie Elisa che nella rivista avrà come pseudonimo Romana Savi. La linea editoriale si basa prevalentemente su tempestivi commenti delle mostre in Italia, per cercare di capire e di interpretare l'operare artistico di quegli anni: condurre a una autentica comprensione dell'arte contemporanea è, appunto, l’intento chiave di NAC.

Quasi tutti i collaboratori sono giovani, molti insegnano nell'ambito universitario. Hanno piena libertà nelle loro scelte, il direttore interviene solo per chiedere chiarezza comunicativa nella scrittura dei testi da pubblicare. NAC ricorre anche alla collaborazione di artisti per la loro capacità di lettura dell'opera, spesso più significativa di quella dei critici, e a quella dei lettori, molti di provincia, chiamati ad esprimersi nei momenti chiave di vita della rivista o su temi particolari. Un esame critico del lavoro svolto porta a chiudere la prima serie dopo 38 numeri, nel 1970, nella consapevolezza della necessità di un salto quantitativo, per una maggiore diffusione della rivista, e qualitativo, per una più ampia articolazione dei contenuti.

La seconda serie riprende la pubblicazione nell'ottobre 1970 in base a un accordo con le Edizioni Dedalo di Raimondo Coga. Le pagine di ogni numero diventano 46 e per la prima volta viene accettata una sola pubblicità, quella di matite, pennelli e inchiostri, la Koh I Noor Hardmuth. NAC rimane coerente a una totale libertà e indipendenza di pensiero e soprattutto a una continua sollecitazione alla educazione artistica, nell'intento di fare del lettore una persona che ragiona criticamente sull'arte. “Solo un occhio capace di guardare e di vedere - scrive Vincitorio - saprà, anche al di là della esigenza estetica, provocare delle risposte consapevoli, intelligenti, personali alle varie situazioni politiche ed esistenziali”.

NAC non vuole essere una rivista di tendenza, il direttore preferisce la Torre di Babele che nasce dalla dialettica tra i vari orientamenti, inevitabilmente legati alle voci discordi dei collaboratori. Prevale la consapevolezza della necessità di “incontri - scontri”. La speranza è sanare, con un dinamismo attivo, il distacco tra arte e società. Molte le novità: maggiore spazio all'analisi teorica, tramite dibattiti e tavole rotonde, e alla critica estetica; numeri unici; inserti sulle arti visive a carattere regionale e sulle arti visive degli anni '60 - '70; apertura verso altre discipline; individuazione di aree di ricerca; ampliamento delle rubriche.

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Nel novembre del 1973 la direzione – redazione della rivista si trasferisce a Roma. L'ultimo numero esce nel dicembre 1974. La ragione dichiarata della chiusura è il disservizio postale che inaridisce l'unica forma di sostentamento della rivista costituita dagli abbonamenti. Di fronte a difficoltà economiche divenute insostenibili, Francesco Vincitorio decide di chiudere rifiutandosi di fare consuntivi, ma dichiarando: “consapevoli degli errori compiuti in questi anni, abbiamo però la convinzione di aver cercato di fare un discorso pulito”.

La collezione integrale di NAC, l'archivio della rivista e il fondo fotografico è ospitato dal 1994 presso il Centro per L'arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, dove è consultabile.

Il “Fondo Francesco Vincitorio”, costituito da manoscritti e carteggi inventariati, è stato studiato dalla dottoressa Paola Picotto che ha sostenuto nell'anno accademico 2001 – 2002 una tesi di laurea dal titolo “Francesco Vincitorio e NAC: 1968 – 1974”, relatore prof. Piergiorgio Dragone, Università di Torino.



Francesco Vincitorio biografia


Nasce ad Ancona nel 1921. II suo primo incontro con l'arte avviene in una visita scolastica alla Pinacoteca della città dove, bambino, rimane incantato dalla tavola della Madonna del Crivelli.

Conseguito il diploma partecipa come ufficiale alla guerra in Jugoslavia e in Grecia. Dopo il settembre 1943 viene internato in un campo di concentramento in Polonia e in Germania organizzato dai nazisti per i militari italiani che si rifiutavano di aderire alla Repubblica di Salò.

Trasferito a Roma nel 1944, dedica il tempo libero dal lavoro di funzionario del Credito Italiano agli studi presso la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte di Palazzo Venezia. Nonostante la sua formazione di autodidatta, l'importanza delle conoscenze accumulate viene riconosciuta e apprezzata tanto da ricevere una richiesta di collaborazione al "Bollettino dell'Unione Storia ed Arte".

Nel 1961 promuove, in accordo con la direttrice Paola Della Pergola, la prima attività didattica alla Galleria Borghese, allargata anche a gruppi di lavoratori di diversi settori.

Trasferito a Milano, dopo una collaborazione a "La Voce Repubblicana" e a "La Fiera Letteraria" su temi di arte antica e contemporanea, che considera sempre srettamente unite, fonda nell'ottobre 1968 la rivista NAC, Notiziario Arte Contemporanea (1968­1974).

Rientrato a Roma nel 1973, nel 1974, dopo la chiusura di NAC, inizia una lunga collaborazione con "L'Espresso". Per undici anni pubblica una pagina di segnalazione delle mostre, oltre a piccoli "ritratti" che sintetizzano la poetica di singoli artisti, molto seguita e apprezzata. La collaborazione si interrompe quando il nuovo direttore pretende di intervenire nelle scelte, dunque limitando il suo spazio di libertà e di autonomia. Francesco Vincitorio risponde in maniera dura e intransigente al tentativo di pressione, rifiutando ogni mediazione. Nel 1984 inizia un intensa collaborazione con "La Stampa" che prosegue fino all'aprile del 1991; per sei anni tiene, con Ida Panicelli la Rubrica RAI "Il paginone: Bell'Italia". Alla attività critica associa l'organizzazione di mostre tra cui "Arte e Ricerca '78" (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1978) e "Achille Perilli Continuum" (San Marino, Palazzo dei Congressi, 1982).

Mantiene un intenso e proficuo rapporto con il Comune di Roma, e nel 1979 crea l'Archivio di Documentazione Arti visive, una delle prime strutture pubbliche di questo tipo in Italia, attualmente associato al MACRO.

Per tutta la vita rimarrà un critico anomalo – non si definisce mai tale – quasi se fosse, secondo la testimonianza di un artista, in prestito alla categoria. Rigore, onestà intellettuale, curiosità, lo portano a seguire quotidianamente il calendario delle mostre in corso, annotandole scrupolosamente su un quaderno che porta sempre con sé, concedendo una particolare attenzione ai giovani emergenti. Un artista che lo ha frequentato a lungo, Nato Frascà, ricorda di averne ammirato "la coerenza, la passione per l'arte, il coraggio di difendere i propri principi. E, non ultima, la sua attenzione umana e di critico militante e molto acuto". Instaurava con gli artisti un collegamento personale diretto, anche affettivo. Altrettanto intenso il suo rapporto con l'opera, grazie alla sua particolare attitudine a individuarne la qualità attraverso una lettura attenta e paziente.

Anche nella fase finale della sua malattia, mantiene un rapporto particolarmente significativo con Maria Lai, la grande artista sarda, con cui condivide una continua interrogazione sul fare artistico.

Alla Biblioteca Hertziana di Roma dona la sua raccolta di libri d'arte, che viene riconosciuta come un completamento coerente della sezione di arte contemporanea. La Biblioteca si è impegnata in un lungo lavoro di messa in catalogo e in archivio della donazione, rendendola disponibile alla consultazione per gli studiosi.

Muore a Roma nella casa di via Margutta il 10 febbraio 1992.

A cura di Piera Panzeri

Le testimonianze di amici collaboratori e artisti sull'opera e la figura di Francesco Vincitorio sono raccolte in un quaderno stampato nel 1993 "Francesco Vincitorio: un progetto per l'arte contemporanea".